15
giu
2017
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Emma

Non ho mai avuto modelli da seguire, nella vita. Quando nei temi mi chiedevano di scrivere chi fosse il “modello” cui ispirarmi non sapevo mai cosa dire, e finivo per inventarne uno, senza troppa convinzione, solo per fare contenta la maestra. Ho sempre fatto fatica con l’autorità, non ho mai comprato il “perché no” o il “è così perchè lo dico io” e mia madre non mi ha mai chiesto di uscire dalla stanza perchè erano cose da adulti.

Fino alla fine del liceo, sono sempre stata sulle palle sia ai professori che ai genitori delle mie amiche, e non ho mai avuto nessuna forma di transfert per il mio relatore del dottorato nè per il mio psicologo. E li ho frequentati entrambi per diversi anni.

Da entusiasta, ho vissuto e vivo di innamoramenti intellettuali intensi quanto estemporanei, ed ho capito molto presto quanto ogni essere umano sia profondamente fallibile, e per questo meraviglioso.

Se parlo di politica con qualcuno, lo faccio quasi sempre incazzare, sia che sia di destra, sia che sia di sinistra. Adoro scrivere lettere aperte in cui rompo le scatole a questo o a quello, che poi di solito mi bloccano su twitter.

Di musica non ne capisco assolutamente niente, perciò non mi strappo i capelli di fronte a nessuna band né a nessun cantante, e se mi capita di incontrare qualche vip in giro faccio finta di non averlo visto per una qualche forma di invidia repressa, mascherata da indifferenza radical chic.

Ma l’altro giorno, quando a un evento la Bonino mi ha toccato il braccio e ha detto “Cara, si può abbassare il microfono?” io, nell’ordine: sono diventata rossa, ho iniziato a sudare, avrei voluto abbracciarla, dirle che le voglio bene, chiederle una foto, chiederle l’autografo, chiederle una foto con l’autografo, dirle che è bellissima, dirle “forte quella cosa che hai fatto contro la mutilazioni genitali femminili in Africa e grazie per aver combattuto per noi le battaglie per divorzio e aborto in Italia, per aver promosso la corte penale internazionale e per esserti battuta contro la pena di morte, e grazie per essere qui oggi, nonostante tu sia stanca e sappiamo non sia stato un periodo semplice per te, a combattere per i diritti dei migranti e a raccontarci, ancora una volta, che a lottare per ciò che è giusto non solo non si perde mai, ma è la sola cosa che valga la pena fare.”

 

Poi pero’ mi sono sono limitata ad abbassare il microfono.

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