1
ott
2013
4

Conoscersi.

“Devi imparare a conoscerti.”

Me lo sono sentita ripetere per una vita, senza mai capirne davvero il senso. L’avevo archiviata tra le frasi a cui rispondere “si mamma” senza realmente ascoltare, insieme ai vari: metti ordine nella tua vita, usa la testa e fai una cernita dei vestiti che non metti più.

Poi ho scoperto a mie spese che per quanto si possa sopravvivere senza fare una cernita, senza mettere ordine nella propria vita, e (soprattutto) senza usare la testa; senza conoscersi no, non si può stare.

Conoscersi è fondamentale.

E’ importante non per chissà quale metafisica ragione, ma perché se non ci si conosce si finisce per avere interessi che non ci interessano, e per desiderare cose che in realtà non vogliamo davvero.

E c’è il rischio di svegliarsi un giorno e accorgersi che le tue passioni, i tuoi obiettivi, tutto ciò per cui hai lottato finora, in fondo non ti appartengono. Non erano niente più di una proiezione di ciò che credevi di dover volere. Qualcosa che ti eri raccontato per non apparire, a te stesso e gli altri, un personaggio irrisolto.

Perché hanno tutti degli obbiettivi. Tutti quanti hanno delle passioni. Allora te ne sei cuciti addosso un paio, con l’impressione che calzassero meglio di altri. Con la speranza che nessuno si accorgesse che non te li sentivi poi così bene addosso. Con la speranza di non accorgertene mai neppure tu.

Chissà se poi fanno tutti così. Magari è così che si fanno le scelte.

Se non ci si sveglia ogni mattina con il bisogno di scrivere, dipingere o fare musica. Se non si vuole essere un medico, un prete o un attore. Allora si punta il dito su una cosa piuttosto che su un’altra, senza reale convinzione, soltanto perché lo si deve fare. E poi si costruiscono una serie di ragioni sul motivo per cui è stata la scelta migliore, la migliore in assoluto. Finché quella scelta diventa la nostra bandiera, e tornare indietro sembra impossibile.

Ci appiccichiamo tutti addosso “l’obiettivo della vita”  “ciò che vogliamo più d’ogni cosa”, senza esserne davvero sicuri. E poi ce ne stiamo lì, a contare le alternative nella testa, e a sperare che gli altri non si accorgano della finzione.

Magari in fondo, nessuno si conosce.

Forse è il caso che vada a fare una cernita dei vestiti che non metto più.

 

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6 Responses

  1. eEva Fazio

    bello l’articolo, mi ci sono ritrovata! anche se penso che il concetto di ‘conoscersi’ sia forse un pò statico dato che cervello e personalità sono in continua evoluzione non si può davvero conoscere qualcosa che cambia continuamente…ma cazzarola mi rendo conto che la gente proprio non è in contatto con i propri sentimenti ed emozioni, cioè spesso mi trovo davanti persone tristi, frustrate o nervose e manco sanno il motivo!
    ahaha vabbè cmq mie elucubrazioni a parte, daje saretta sei forte continua così!

  2. Davide

    Credo che la passione vera, non “il venerdì faccio salsa perché è la mia passione” o “andiamo al karaoke che imito Albano”, sia impossibile da eludere. Già il termine implica sofferenza, qualcosa di viscerale, quasi doloroso. Non puoi scappare da un richiamo così forte, tu viene a cercare e penso dai propria dell’artista, quello vero, quello scelto dall’arte e non quello che la sceglie.
    Per il resto…Nietzsche, detto anche “grande baffo”, diceva “diventa ciò che sei”….non si riferiva alla professione da scegliere ovviamente, ma all’attitudine alla vita, al non fuggire gli istinti o a non cercare di piegarli. Purtroppo siamo soggetti al cambiamento: età, condizioni di vita, incontri, modelli.
    Subiamo continuamente fascinazioni diverse da persone diverse in momenti diversi; come posso scegliere ciò che veramente amo se domani potrei amare altro con la stessa sincerità con cui adesso sono spinto verso qualcosa. Me so’ capito da solo? Pò esse’!
    A 16 anni nel 1600 avrei voluto probabilmente essere Re…a 20 guerriero, a 50 console, a 70 filosofo…ogni volta con la medesima convinzione! Sai quanti maschietti ginecologi ci sarebbero? Miliardi, più dei cinesi!!
    La patata fa suonare chitarre, eccellere nei lavori, dipingere gioconde…per dire!
    Quindi in conclusione, perché la
    Mia passione per lo scrivere sta finendo, direi che tutto ciò che facciamo verte su variabili, costanti.
    Allora l’obbiettivo qual è? Qualcuno cita….e non credo fosse tarzan…i latini, che sostenevano che non serve allontanarsi e cercare pace altrove se non si è in pace con noi stessi. Porteremmo con noi le nostre angosce. Dovremmo cambiare l’approccio alle cose. Come? Non lo so. Sono stato utile? Non credo, però ehi, i bicchieri si rompono, i cassetti non si aprono, piove di domenica e le persone, sono solo persone! :)

  3. Giada

    È il periodo in cui mi sto conoscendo di più ed è ulteriormente piacevole il fatto che, oggi, mi è stato consigliato il tuo blog.
    Cercherò di seguirti, d’afferrarti.
    Di seguirmi. D’afferrarmi.

  4. eli

    non so neanche esattamente come sono arrivata al tuo blog ma..eccomi qui a leggere e a rimanere totalmente spiazzata da quanto le tue parole rispecchino esattamente ciò che ho vissuto/sto vivendo. Davvero spiazzante .In due post (questo e quello sui cervelli in fuga all’estero…) mi sono ritrovata a leggere riguardo due dei temi che ora, da 23enne incerta, mi trovo costantemente ad esaminare per cercare di capire un pò di più .. riguardo a tutto e a me.
    insomma in due post ho trovato il riassunto dei miei pensieri e della mia vita di questo momento(…non oso immaginare se ora mi metto a leggere tutti gli altri… 😉 ) in ogni caso, grazie per condividere tutto ciò. Mi piace quello che scrivi, anche se sono d’accordo in parte, ma sopratutto mi piace la sensibilità che ci metti.
    brava!
    :)

    1. Sara D'Agati

      Cara Eli (Elisa?),

      Grazie a te, davvero, delle tue parole. Scrivere perché qualcuno possa ritrovarsi in quello che dico, è ciò che amo, e il fatto di riuscirci (a volte) la più grande soddisfazione. Se a 23 anni stai facendo queste riflessioni, significa che sei a buon punto, e che ti porteranno da qualche parte di meraviglioso, ne sono certa. Per me è stato così. Ogni momento di incertezza, ogni dubbio, serve a smontare vecchie immagini di noi stessi, e ricostruirle sulla base di nuove esperienze: più ricchi noi, migliore la costruzione! In bocca al lupo per tutto, e spero di avere presto tue notizie,

      Sara

  5. Ciao Sara! Mi è piaciuto molto il tuo articolo e sono completamente d’accordo con te. Se non ti conosci e non fai una “cernita” finisci per sopravvivere e non per vivere! Più che un concetto, questa è una pratica che tutti dovrebbero imparare per essere felici. Una pratica che cerco di trasmettere continuamente con il mio blog e il mio lavoro. A presto! 😉

    Cinzia

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